IL VOLONTARIATO DOCUMENTATO DA FABRIZIO ANNIBALI

In occasione della giornata mondiale del volontariato, il 5 dicembre 2016, Fabrizio Annibali inaugura la mostra fotografica “GENERAZIONE MILLENIO” presso lo Urban Center di Milano, in galleria Vittorio Emanuele 11.

Durante la serata inaugurale, interverranno Ivan Nissoli, presidente Ciessevi; Pierfracesco Majorino, assessore alle politiche sociali del Comune di Milano ed Elena Marta, professore ordinario presso l’Università Cattolica di Milano.

L’autore di questi meravigliosi lavori fotografici presenta così la mostra:

Nel corso di Expo 2015 ho documentato la presenza dei volontari nel contesto sociale e architettonico del grande evento internazionale.

Le ragioni del progetto sono diverse: volevo indagare su chi fossero, da dove venissero e con quale spirito i ragazzi coinvolti avessero colto questa occasione.

Il volontario, immerso e a volte anche mimetizzato fra i visitatori, è però quasi sempre in posizione centrale, a sottolineare la natura della sua presenza, potenzialmente dinamica e proiettata verso il futuro.

Il progetto prevede una seconda e terza fase in cui, a distanza di tempo, le persone coinvolte verranno nuovamente ritratte, questa volta nel proprio contesto, in modo da riconsiderare il percorso di vita svolto a partire dall’ esperienza

iniziale.”

INTERVISTA A FABRIZIO ANNIBALI

Fabrizio, come ti sei accostato alla fotografia? Com’è nata questa passione? E, a livello umano e personale, cosa ne trai?

  • Mi sono avvicinato alla fotografia negli anni del liceo artistico, ritraendo i miei compagni di scuola tra i banchi delle aule di figura e ornato modellato. Le grandi aule della scuola e la disposizione a “quinte” teatrali erano molto stimolanti al fine di ambientare le figure umane. A quei tempi per me la fotografia era ancora un fatto alchemico, una specie di magia di cui ero ansioso di scoprirne i segreti. Ma alcuni anni dopo capii che la magia c’entrava poco; la svolta avvenne quando, dopo il servizio militare, mi iscrissi al corso post diploma di fotografia, il CFP Riccardo Bauer ex scuola Umanitaria. Da quel momento il mio approccio nei confronti di questa disciplina cambiò radicalmente. Divenni consapevole che la fotografia era un vero e proprio linguaggio con specifiche regole sintattiche, ed aveva persino una sua storia ! Fu una vera scoperta.

Nel corso della tua carriera hai collezionato diversi riconoscimenti e alcune tue fotografie fanno parte di servizi di giornali di spessore. Fatta questa premessa, mi vorrei togliere una curiosità: quando hai capito di essere un fotografo di qualità?

  • Non ho mai capito di essere un fotografo di qualità, per me non c’è un punto di arrivo. Ogni richiesta di un cliente, e nel mio caso dei giornali, è una nuova prova da superare. Difatti, spesso mi chiamano per lavori in cui è richiesta una certa responsabilità, per cui non è possibile tornare in redazione senza materiale. Nel mio lavoro se sbagli paghi le conseguenze.

A tuo avviso, quali opportunità offre la fotografia digitale rispetto a quella tradizionale?

  • La fotografia digitale permette di alzare di gran lunga le possibilità nel campo della ripresa e della post produzione. Per questioni concettuali prediligo lavorare in luce ambiente, anche quando di luce non ce n’è; con le fotocamere di ultima generazione è possibile riprendere in condizioni di luce che fino a qualche anno fa erano impensabili. Inoltre con lo sviluppo dei software professionali di fotoritocco il fotografo è artefice di tutto il flusso di lavoro; dalla ripresa alla post produzione, che non deve mai essere invasiva, ma rispettosa dei canoni propri di questa disciplina.

Nella mostra che andrai a inaugurare domani, emerge l’interesse per il mondo del volontariato e dell’associazionismo, ma non solo. Coi tuoi scatti vuoi raccontare il percorso di giovani ragazzi a partire dall’esperienza di EXPO 2015. Cosa ti affascina di queste storie di vita? E cosa ha significato per esse la partecipazione a questo evento di portata internazionale?

  • La ricerca personale “Generazione Millennio” è nata proprio per considerare l’ultima ruota del carro del grande evento, i volontari. Mi sono domandato cosa spingesse uno studente ad abbracciare tale esperienza nonostante le critiche mosse da certa parte dell’ opinione pubblica. Tutti i ragazzi che ho incontrato erano mossi dal desiderio di essere presenti e di partecipare attivamente ad Expo perchè avevano la percezione che questa esperienza fosse umanamente ricca e appagante.

Tornando all’arte di fotografare tout court, vorrei terminare questa chiacchierata con un paio di domande di interesse per chi ha questo hobby, o comunque vorrebbe cimentarvisi. Consideri questa passione qualcosa di dispendioso? Per scattare foto di un certo livello, qual è l’attrezzatura minima indispensabile?

  • La fotografia è una disciplina dispendiosa sia dal punto di vista economico che del tempo impiegato per studiarla. Ma oggi giorno le offerte del mercato fotografico ti permettono di avere un’ attrezzatura base spendendo cifre relativamente alte. E’ necessario però studiare la storia della fotografia e la trattatistica più importante sul linguaggio fotografico. Ogni ambito della fotografia richiede un’ attrezzatura appropriata: per l’ architettura si usa il banco ottico, per la moda il medio formato e per il reportage il 35 mm. Ma queste, ad un certo livello di esperienza, sono generalizzazioni che si possono anche infrangere, come nel caso del reportage. Alcuni fotografi di fama internazionale hanno iniziato, già qualche anno fa, ad utilizzare lo smartphone per raccontare storie in luoghi di crisi, ottenendo risultati impensabili. Io stesso ho recentemente usato il telefono per un lavoro di documentazione di un viaggio attraverso la provincia italiana.

Nel corso della tua carriera, hai lavorato in luoghi lontani e fascinosi, tuttavia questa mostra è la dimostrazione che si possono fare ottime foto anche in posti molto vicini. Partendo dal presupposto che per fare belle foto non occorre necessariamente viaggiare, quali consigli daresti a un neofita?

  • Consiglio di partire sempre da un’idea, da un interesse personale verso un argomento. E’ un approccio fondamentale per dare una certa dignità alla fotografia nell’era dell’iper produzione delle stesse. Non c’è bisogno di belle fotografie, non interessano ad alcuno se non a se stessi. La fotografia come disciplina deve essere utile per raccontare qualcosa del mondo che ci circonda, altrimenti è osservazione del proprio ombellico. Ad esempio la città è una fonte straordinaria di temi da approfondire; dai mutamenti urbanistici ai gruppi etnici, dal mondo del lavoro all’aggregazione giovanile. Paradossalmente, andare dall’ altra parte del mondo, è più semplice che individuare un argomento fuori dalla porta di casa nostra; spesso l’ assuefazione dello sguardo sulla quotidianità ci impedisce di notare cose straordinarie nell’ ordinario.

Info utili:

Sarà possibile visitare la mostra dal 6 dicembre 2016 al 19 gennaio 2017, dalle ore 9.00 alle ore 18.00.

http://www.fabrizioannibali.it/

https://www.instagram.com/fabrizioannibali/

  • Chiara Zanetti

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