Ci troviamo al cospetto di un presidio organizzato davanti l’istituzione dell’Aler, riconosciuta azienda pubblica che gestisce l’edilizia residenziale popolare nella città di Milano, in Lombardia.
Il Comitato di zona San Siro è riunito e rivendica i diritti dei cittadini per gli alloggi popolari. Denunciano dirigenti condannati, indagati e di pochi principi morali. Essi, inoltre, denunciano la svendita degli immobili e della loro privatizzazione a fronte di migliaia di famiglia in lista di attesa per le assegnazioni (molti con problemi urgenti).

Ragazzi e ragazze volontari distribuiscono in tutta la piazza volantini, in cui si raccontano i fatti e le motivazioni della protesta.
Tra molti consensi, persone anziane che augurano di continuare a lottare, non ho fatto a meno di non notare un dissenso molto plateale.
Alla fermata dell’autobus a pochi metri dallo stabile, una signora rifiuta in maniera marcata di prendere il volantino da un ragazzo.
Il ragazzo di primo impatto si mostra perplesso per un istante, poi forse incuriosito intuisce e cerca di instaurare un dialogo.

Ragazzo:<< Buongiorno signora, le lascio un volantino!>>
La signora con espressione di disapprovazione si volta esprimendo qualche sillaba sotto i denti.
R:<< Stiamo protestando davanti l’Aler per la svendita degli alloggi pubblici>>
La Signora col viso ancora corrugato:<< No, non mi interessa la politica!>>
R:<< Ma non si tratta di politica, ma della nostra vita quotidiana..>>
Signora:<< Si ma non c’è bisogno di fare scene e spettacolo!>>
R:<< Infatti non si tratta di fare spettacolo, ma di esprimere la protesta. Far sentire la nostra voce purchè queste operazioni di svendita del patrimonio pubblico non passino in silenzio sotto il naso di tutti, inosservati. Poichè è un patrimonio che appartiene a tutti noi, una colonna portante del nostro sistema di Welfare creata decadi fà per sostenere quelle famiglie povere o in stato di emergenza abitativa.>>
S:<< Si ma loro lo devono capire, lo devono sapere. Li devono cambiare a questi quà. Noi che ci possiamo fare!!>>
R:<< Eh, ma non vengono cambiati, sono addirittura persone sfacciate nelle loro azioni. Gli affidano continuamente incarichi su incarichi e intanto hanno diverse condanne o indagati su altri fatti. Questi continuano ad operare a danno di tutti noi, di tutti i cittadini, sia di italiani che non.>>
S:<< Sì è una cosa che riguarda soprattutto gli italiani, non solo gli stranieri..>>
R:<< Ma noi dobbiamo aiutarci tutti quanti, sia italiani che stranieri. La questione va addirittura oltre gli orientameneti politici e ciò di cui parliamo è un bene comune, di proprietà del popolo.. Siamo un comitato che difende le persone in difficoltà senza fare distinzioni di provenienza. Ci sono addirittura un sacco di persone che dopo anni a vivere benestanti, ad un certo punto si sono ritrovati senza casa perchè non potevano più permettersela.>>
S:<< Però loro (sugli stranieri) prendono e portano di là, prendono e portano di là! Loro non vivono qui, non si integrano, non vogliono integrarsi.>>
R:<< Signora! io ho origini straniere! Sono nato qui, ho vissuto tutta la mia vita qua, ho solo amici italiani e il mio paese di origine l’ho visto raramente! Non mi sembra mancanza di integrazione.>>
S:<< E qual’è il tuo problema??>> – Risponde sempre in difensiva.
R:<< Il mio problema? Il mio problema è che vivendo qui, voglio che le cose vengano gestito in maniera onesta. Perchè in questo luogo, oltre ai diritti ho anche dei doveri. Quello che voglio è semplicemnte aiutare il prossimo in difficoltà sia italiano che non, perchè suamo tutti sulla stessa barca ed è così dobbiamo fare tutti tra di noi>>
S:<< Tu sei ancora giovane, puoi ancora lottare. ma io ormai..>> – L’autobus arriva e frena davanti alla fermata. Il momento in cui fù necessario concludere il discorso si presenta e la signora che non vedeva l’ora di andarsene si apprestò a salire a bordo. L’impressione che dava non era comunque positiva. Il ragazzo si afrettò a salutare ed andarsene: << Comunque sia ognuno è libero di avere la sua personale visione del mondo. Grazie e buona giornata!>>

La scena del dialogo molto breve, durò a malapena qualche minuto. Eppure quel dissenso sembra illogico. Forse non è neanche come sembra, forse nasconde un altro messaggio implicito. Ciò che mi fece riflettere fù il motivo alla radice di quell’odio verso gli stranieri, solo perchè arrivano qua a cercare altre opportunità di vita.
Comunque la signora è infastidita dalla presenza di famiglie straniere unite ad altre famiglie italiane mentre portano avanti una protesta.
Non c’è alcun dubbio che dietro la repulsione emotiva verso un tipo di persone celi alcune convinzioni negative. Convinzioni formatesi per qualche esperienza isolata o, semplicemente acquisita dall’ambiente sociale frequentato (Pregiudizi). Il dissenso, probabilemente oltre ad abbracciare un certo numero di convinzioni limitanti esprime anche esigenze e bisogni sociali insoddisfatti.
Esigenze o bisogni sociali insoddisfatti a cui si attribuisce la loro insoddisfazione a gruppi, usati praticamente come caprio espiatorio.
Gli interrogativi che si annidarono nella mia mente non furono pochi, ad esempio:
Qual’è la causa di tale frustrazione? Perchè secondo lei gli stranieri “non si vogliono integrare”? Cosa intendeva per “prendono e portano di là”? Che esperienze personali ha vissuto per trarre le sue conclusioni?

Nella “SECONDA PARTE” di questo articolo, analizzando questo dialogo ed altri dibattiti, cercheremo di capire se esistono “Principi Morali” di base che si celano dietro le convinzioni politiche. Discuteremo del miglior modo di affrontare un dibattito politico per giungere alla verità. Come provare ad immedesimarsi nel punto di vista opposto per comprendere il nostro interlocutore e raggiungere una comprensione reciproca. Perchè i principi di base su cui si deve fondare una democrazia è la “Giustizia Sociale”.

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